Neuroprotezione: e se bastasse sospendere la statina?
Vorrei approfondire un problema scarsamente noto agli oftalmologi, colposamente occultato per molto tempo dalle aziende farmaceutiche e gravemente sottovalutato dai medici: la riduzione del contenuto intracellulare di coenzima Q10 che si verifica durante il trattamento con inbitori della HGM coA-reduttasi (le notissime statine).
Nella sintesi di coenzima Q10 occorre distinguere l’anello aromatico (benzochinone) e la catena laterale (catena isoprenica). Il benzochinone è sintetizzato a partire dal para-idrossibenzoato, un catabolita della tirosina, mentre l’isoprene è sintetizzato a partire da acetil-coA con una serie di reazioni enzimatiche, comuni alla sintesi del colesterolo (via dell’acido mevalonico), capaci di comporre lunghe catene di atomi di carbonio.
Il coenzima Q10, a cui abbiamo già dedicato alcuni articoli è un importantissimo fattore per la respirazione mitocondriale, la cui carenza espone a gravi rischi per la salute. Infatti, deficienze primarie o secondarie di coenzima Q10 provocano varie sindromi miopatiche e neurologiche [Deichmann D et al. Coenzyme Q10 and Statin-Induced Mitochondrial Dysfunction, The Ochsner Journal 10:16–21, 2010]. Le statine, inibendo l’enzima HMG-CoA reduttasi, bloccano la via dell’acido mevalonico e, quindi, la sintesi endogena di Coenzima Q10, provocandone un significativo calo dei livelli plasmatici, con riduzioni fino al 40% [Ghirlanda G et al.Evidence of plasma CoQ10-lowering effect by HMG-CoA reductase inhibitors: a double-blind, placebo-controlled study. J Clin Pharmacol. 1993;33:226-9].
La letteratura è piena di articoli che sostengono gli effetti benefici e neuroprotettori delle statine in varie patologie neurodegenerative, incluso il glaucoma. Sono talmente numerosi che è impossibile citarli tutti. Ma sono anche poco solidi dal punto di vista scientifico, tanto che adesso, permettetemi la malignità, con l’avvicinarsi della scadenza della protezione brevettuale del Lipitor, il farmaco più venduto al mondo , la verità sembra venire, fuori, lentamente, ma inarrestabilmente. A tale proposito cito solo due recenti lavori:
I. Martin SB et al Coenzyme Q10 and cognition in atorvastatin treated dogs. Neurosci Lett. 2011;501:92-5.
II. Otruba P et al. Treatment with statins and peripheral neuropathy: results of 36-months a prospective clinical and neurophysiological follow-up. Neuro Endocrinol Lett. 2011;32:688-690.
Il primo è uno studio sull’animale studio condotto per verificare sperimentalmente se la riduzione dei livelli di CoQ10 nel cane se fossero associati ad un decadimento dei processi cognitivi. Gli autori non traggono conclusioni definitive, ma suppongono che bassi livelli di CoQ10 nel cervello siano associati ad un decadimento cognitivo e ipotizzano anche nell’uomo, un impatto negativo delle statine, soprattutto nel paziente anziano.
Il secondo è uno studio clinico condotto su 42 pazienti per verificare modificazioni nel tracciato elettromiografico degli arti inferiori dopo un trattamento di 3 anni. Lo studio conferma che trattamenti superiori a due anni determinano danni a carico dei nervi periferici.
Danni cognitivi e neuropatia periferica, un’accoppiata micidiale per il glaucoma!
Ricordiamocelo sempre quando vediamo progredire, inaspettatamente, difetti campimetrici in un nostro paziente. Sospensione della statina e reintegrazione di coenzima Q10 potrebbero essere sufficienti per arrestarne il peggioramento.











