Statine: un pericoloso abuso
Le statine sono utilizzate da molti anni per ridurre i valori serici del colesterolo e delle low-density lipoprotein (LDL). L’effetto protettivo sul rischio di eventi ischemici cardiaci e cerebrali è accertato e supportato da numerose evidenze cliniche e sperimentali e non è nostra intenzione avanzare alcun dubbio a riguardo. Per essere espliciti, non condividiamo assolutamente le posizioni scettiche ed estremistiche sostenute da alcune parti.
Il loro impiego,tuttavia, ed è questo il punto che vorremmo esprimere in questo articolo, dovrebbe essere più ponderato, perchè accanto ai vantaggi, indiscutibili, dell’azione ipolipemizzante, le statine possono indurre reazioni avvere gravi che vanno attentamente considerate nella valutazione del rischio/benefici.
Le principali reazioni avverse note con l’impiego delle statine sono le seguenti:
- danni epatici (epatiti tossiche, ittero, aumento delle transaminasi)
- danni muscolari (da forme lievi in forma di crampi muscolari e mialgie, fino a gravi casi di rabdomiolisi)
- manifestazioni di ipersensitività (inclusi rari casi di polmonite interstiziale)
- neuropatia periferica
- disturbi neuropsichici (disturbi della memoria, depressione)
- alterazioni nella sintesi di ormoni surrenalici
- pancreatite acuta
Le reazioni avverse più gravi, quali rabdomiolisi, epatite e pancreratite acuta, sono piuttosto rare, ma nel complesso gli effetti indesiderati sono molto meno rari di quanto comunemente ritenuto (sia dai pazienti che dai medici), presentandosi con una percentuale che varia dal 10 a oltre il 30% dei pazienti trattati, con differenze legate al tipo di statina e alla quantità assunta.
Analizziamo come queste reazioni possono svilupparsi.
La figura illustra il meccanismo d’azione delle statine. Il blocco della sintesi di mevalonato porta alla riduzione del conteuto intracellulare di farnesil pirofosfato e geranil pirofosfato e quindi di proteine farnesilate e prenisilate, elementi indispensabili per la sintesi del citoscheletro e di tutte le funzioni ad esso associate, inclusa la crescita e la motilità delle cellule.
Pertanto, le statine possiedono le potenzialità per interferire con tappe biochimiche fondamentali per la vitalità e la proliferazione cellulare. Livelli tossici di queste sostanze possono determinare un grave disordine nella loro funzione che si manifesta con le sovraelencate reazioni avverse.
Questo disordine non dovrebbe svilupparsi con la somministrazione di dosi normali (terapeutiche) del farmaco. Tuttavia, i soggetti a cui sono destinate le statine sono spesso pazienti anziani, cardiopatici, con varie comorbidità ed in trattamento polifarmacologico.
Nella tabella affianco, vengono riportate le principali interazioni con farmaci/alimenti inibitori del complesso enzimatico del citocromo P450, la principale via metabolica delle statine. Si notano tra essi, farmaci di diffusissimo impiego (per esempio inibitori della pompa protonica, SSRI, warfarin, ecc.) alimenti apparentemente innoqui (per esempio, succo di pompelmo) ed estratti officinali di ampio utilizzo (per esempio, iperico). La somministrazione concomitante di statine e inibitori del citocromo P450 può aumentare enormemente il rischio di tossicità, anche alle dosi di normale impiego clinico.
A questo punto, chiediamoci il perchè di questo abuso nell’uso delle statine senza che vi sia un minimo accenno da parte dei medici ad adeguarsi ad una prescrizione più razionale. Date uno sguardo a questi due siti (1 e 2), fatevi la vostra opinione e datevi una risposta.
Esiste un’ulteriore effetto provocato dalle statine, che potrebbe avere serie implicazioni nelle patologie oculari. Si tratta di una rilevante diminuzione del contenuto intracellulare di ubichinone (coenzima Q10), un elemento fondamentale per il corretto funzionamento dei mitocondri. Di questo effetto parleremo nel prossimo articolo.










