Remote ischaemic preconditioning (RICP)
E’ definito remote ischaemic preconditioning, l’effetto protettivo di brevi e controllate ischemie periferiche (solitamente un arto) nei confronti del danno da ischemia/riperfusione, tipico degli accidenti cerebrovascolari o dell’infarto miocardico.
Tipicamente, il RIPC si induce con cicli di 5 minuti di ischemia periferica indotta da un manicotto pneumatico (tipo Riva-Rocci) portato a 200 mmHg e posizionato su un braccio. Tali cicli vanno ripetuti più volte consecutivamente (di solito cinque), ad intervalli regolari, ogni giorno.
Vari studi clinici sono in corso per valutare l’applicabilità clinica di questa tecnica e il reale effetto neuroprotettivo indotto dal RICP. Il limite principale è l’imprevedibilità delle sindromi ischemice acute e quindi la difficoltò di eseguire un remote ischaemic preconditioning con finalità profilattiche.
Tuttavia è un’altra l’importanza di questa tecnica: poco importa se è applicabile clinicamente, poco importa se verrà utilizzata regolarmente sul paziente, la grande importanza è nel capire quali sono le variazioni umorali o cellulomediate indotte dal RICP, capaci di prevenire/modificare il normale andamento di un evento ischemico acuto.
Probabilmente lo stress ossidativo originato dal RICP agisce da induttore per la sintesi di enzimi ad attività antiossidante o da attivatore di sistemi neuro-recettoriali con potenzialità neuroprotettive, quali il sistema endocannabinoide . Esistono anche dati a sostegno di una partecipazione del sistema immunitario. Infatti il RIPC sembra modulare la risposta dei lifociti T attraverso la sintesi di specifiche citochine proinfiammatorie (Sullivan PJ et al. British Journal of Surgery, 2009,96, 4:381-390). Purtoppo, al momento, la fisiologia e la biochimica sottesa al RICP rimane in gran parte non conosciuta.
E’ intuitivo che se si riuscisse a definire nel dettaglio quale sintesi di molecole protettive o sviluppo di cellule immunitarie, capaci di proteggere le cellule dal danno da ischemia-riperfusione, è attivata dal RICP, lo sviluppo di una terapia farmacologica sarebbe l’immediato passo successivo.
E’ in queste incredibili opportunità di ricerca che si cela l’enorme importanza degli studi sul RICP nel futuro dei trattamenti antischemici e neuroprotettivi, che potrebbero trovare applicazioni anche in molte importanti patologie oculare.









