Neuroprotezione con alte dosi di prednisolone
L’impiego dei corticosteroidi come farmaci neuroprotettori è datato parecchi anni. Le prime segnalazioni risalgono a quasi 20 anni fa, nel campo delle lesioni traumatiche del midollo spinale [Hall ED, J Neurotrauma. 1992;9 Suppl 2:S425-42]. In particolare, il metilprednisolone si era mostrato capace di migliorare il recupero neurologico dopo traumi spinali. L’effetto è stato messo in relazione con le proprietà antiossidanti, in particolare con l’inibizione esercitata sui fenomeni di lipoperossidazione.
La perossidazione avviene quando gli elementi lipidici costitutivi delle membrane cellulari e delle guaine mieliniche vengono attaccati dai radicali liberi, ovvero molecole altamente reagenti carenti di un elettrone.
I radicali liberi si formano in eccesso durante alcuni processi patologici, su base infiammatoria, di tipo ischemico, neurodegeneratico o traumatico. In queste condizioni, i lipidi contenenti acidi grassi insaturi vengono ossidati dai radicali liberi o direttamente dall’ossigeno molecolare, e innescano un meccanismo a cascata caratterizzato dal sequestro di elettroni dalle molecole contigue, coinvolgendo in queste reazioni anche le proteine e gli acidi nucleici.
Come spesso accade in questo complicato campo della terapia medica, le applicazioni terapeutiche del metilprednisolone e di altri steroidi specificamente sintetizzati per inibire la perossidazione lipidica (lazaroidi o 21-amino-steroidi) non hanno avuto un positivo seguito, fallendo le necesarie conferme cliniche.
Ultimamente, però, gli interessi sulle potenzialità neuroprotettive dei corticosteroidi sono tornate di attualità nel trattamento della nurotticopatia da metanolo. [Abrishami M et al. Journal of Ocular Pharmacology and Therapeutics. 2011, 27: 261-263]. Lo studio in oggetto è molto limitato nelle dimensioni per cui non è il caso di commentarlo nella sua parte metodologica, mentre è interessante riportare i dosaggi utilizzati: 1 g die (250 mg ev 4 volte al giorno) per 4 giorni, seguito da 1 mg/kg per 10 giorni, dosi molto elevate che corrispondono rispettivamente a circa 5 g e 350 mg di idrocortisolo.
Pur nei suoi limiti, questo studio apre la strada a nuove possibilità terapeutiche che potrebbero essere più vaste della sola neurotticopatia da metanolo, patologia grave, ma di scarso rilievo epidemiologico.
La domanda logica è la seguente: perchè ricorrere a farmaci come i corticosteroidi per controllare reazioni che potrebbero essere trattate con farmaci dotati di elevato potere antiossidante (ubichinone, acidolipoico per esempio) più sicuri e meno gravati di effetti collaterali? La risposta più logica è che alla base degli effetti terapeutici del prednisolone non va posta solo l’azione antiossidante, ma un più complesso controllo dei processi patologici, inclusi quelli infiammatori, che se non adeguatamente controllati, non consentirebbero la protezione delle cellule nervose e il recupero della funzione danneggiata.









