Obesità e glaucoma
Diversi articoli apparsi in letteratura negli ultimi anni sostengono che l’obesità diminuisca il rischio di glaucoma. Cito soltanto i più recenti:
- Newman-Casey PA, et al. Ophthalmology. 2011;118(7):1318-26.
- Ramdas WD, et al. Arch Ophthalmol. 2011;129(6):767-72.
Anche se la protezione esercitata dall’obesità risulta di un ordine di grandezza molto piccolo e le conclusioni nei vari articoli sono molto prudenti, rimango ugualmente perplesso sulla facilità di pubblicare dati in evidente contrasto con le comuni osservazioni rilevate durante la pratica clinica, senza fornire adeguate interpretazioni. Questi dati epidemiologici, se mal gestiti, possono anche veicolare pericolosi messaggi, potenzialmente nocivi per la salute pubblica.
A questo punto voglio fornire la mia interpretazione a questo dato che solo apparentemente è paradossale.
E’ indiscutibile che l’obesità sia un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e che l’aspettativa di vita dei soggetti obesi è inferiore a quella dei soggetti con un peso corporeo nei limiti della normalità. D’altra parte le malattie cardiovascolari sono un riconosciuto fattore di rischio per la progressione del glaucoma. Non lo è invece l’ipertensione arteriosa, che garantendo un maggior sostegno ematico alla circolazione endoculare, contrasta le crisi ipoperfusive a livello della testa del nervo ottico, estremamente nocive per l’occhio glaucomatoso. Tuttavia, essendo l’ipertensione arteriosa una condizione patologica obbligatoriamente da trattare per prevenire eventi cardiovascolari acuti e cronici, potenzialmente fatali, il soggetto iperteso in trattamento risulta invece a maggior rischio di sviluppare glaucoma, per le medesime considerazioni appena espresse.
Ecco il punto: il soggetto obeso è sempre iperteso e rimane spesso iperteso anche sotto trattamento: infatti l’abbondanza di massa grassa e l’elevato indice di massa corporea rendono meno efficace l’azione dei farmaci antipertensivi sistemici. In conclusione, il soggetto obeso rimane a elevato rischio di patologie cardiovascolari, ma risulta lievemente più protetto nello sviluppo della neurotticopatia glaucomatosa, proprio in ragione di un’ipertensione arteriosa mal controllata.
Ritengo che questa interpretazione renda meno paradossale il dato epidemiologico.










