Utilità e limiti degli integratori per le miodesopsie
Alcune aziende farmaceutiche sono recentemente uscite con integratori a base di sostanze antiossidanti, dedicati a chi soffre di miodesopsie, che vanno ad affiancarsi a prodotti storici, presenti sul mercato dsa molti hanni. Non farò nomi: lo scopo di questo articolo non è di analizzarne le differenze e stabilire quale sia migliore per lo scopo che si prefigge. Indipendentemente dalla loro composizione, spesso interessante e giustificata da razionali, che a livello teorico hanno anche una base di correttezza scientifica, vorrei analizzare il problema da un punto di vista più generale e concettuale, per cercare di rispondere ad una serie di domanda pratiche che molti pazienti potrebbero porsi:
- È utile assumere integratori che contengono anti-ossidanti?
- Possono avere effetti terapeutici sulle miodesopsie?
- Se l’oculista li prescrive, significa che funzionano?
È utile assume integratori che contengono anti ossidanti? Certamente, ma senza eccederne nella quantità. Un consumo regolari di anti-ossidanti agisce da agente protettore nei riguardi di molte patologie degenerative, oculari e non, pertanto un’integrazione dietetica è sempre consigliabile. Ma senza eccedere nelle quantità, perchè le reazioni di ossido-riduzione sono indispensabili per le funzioni vitali delle nostre cellule: una eccessiva inibizione può risultare in effetti patologici, per esmpio, un aumento del rischio di contrarre infezioni.
Possono avere effetti terapeutici sulle miodesopsie? Assolutamente no, perchè non penetrano all’interno della cavità vitrea. E non devono penetrare! Esiste una complessa unità anatomofunzionale denominata barriera emato-oculare, che impedisce alle strutture oculari interne di entrare in contatto con le sostanze (ormoni, farmaci, metaboliti, tossine) trasportate dal sangue. L’occhio per poter funzionare correttamente deve mantere la trasparenza delle sue strutture interne, i cosiddetti mezzi diottrici. Questi sono avascolari, ovvero privi di sangue, quindi possono essere nutriti solo per via indiretta, per diffusione di nutrienti attraverso i tessuti circostanti. Va da se che le strutture avascolari hanno un metabolismo ed un ricambio molto lento. Se le sostanze contenute nel sangue (fatta eccezione per l’acqua e per i piccoli elettroliti) penetrassero all’interno del vitreo, potrebbero modificarne la composizione, il colore e la trasparenza, con danni seri per la funzione visiva. Fortunatamente questo non accade (ovvero, accade solo in corso di alcune malatti quali le uveiti e il diabete nelle quali si altera la funzione della barriera emato-oculare , e ne vediamo le conseguenze!) ma, sfortunatamente, è anche un limite insormontabile per il trattamento delle miodesopsie con farmaci somministrati per via sistemica.
Se l’oculista li prescrive, significa che funzionano? Prescrivere un’integratore nella generica speranza che normalizzare un disequilibrio sistemico possa mettere l’organismo nella situazione migliore per evitare la comparsa di ulteriori problemi, è un atteggiamento scientificamente corretto e accettabile. Ma prescriverli illudendo il paziente che possano avere un effetto terapeutico su miodesopsie già formate, sfruttando il fatto che l’evoluzione clinica delle miodesopsie è molto fluttuante, con periodi di migliore visione che si alternano ad altri dove il fastidio è molto più accentuato, è uno scorrettissimo atto di abuso della credulità popolare, totalmente contrario alla deontologia medica. Sentire un oculista che sostenga l’utilità degli integratori per risolvere le midesospie è patetico, se non irritante. Esistono solo due risposte per spiegare una tale condotta: una profonda ignoranza per le elementari nozioni di fisio-farmacologia, oppure una scaltra, ma fastidiosa attitudine a sfruttare, per proprio illecito vantaggio, le sofferenze e le ovvie speranze di chi è malato e cerca, talvolta anche illudendosi, di trovare una soluzione ai propri problemi medici.









