Vasocostrizione da Brimonidina: è un effetto compatibile con la neuroprotezione?

Dal momento che sul blog di Farmacologia Oculare ho più volte sostenuto i miei dubbi sulla possibilità che la brimonidina, facendo riferimento alle sue caratteristiche farmacologiche, possa avere un’azione clinica favorevole alla neuroprotezione, colgo l’occasione per tornare sull’argomento citando un articolo che apparirà sul prossimo numero di Journal of Ocular Pharmacology and Therapeutics [Gilbert T et al. Effect of Brimonidine on Retinal Blood Flow Autoregulation in Primary Open-Angle Glaucoma, JOP, 2011, ahead of print].

In questo articolo (preciso subito, non supportato da contributi economici di Allergan) si è voluto indagare se la somministrazione topica oculare di brimonidina nel paziente affetto da glaucoma a pressione normale, potesse modificare le risposte del flusso ematico retinico ai cambiamenti posturali.

E’ stato osservato che senza brimonidina il flusso ematico retinico aumenta di circa i 70% in 30 minuti quando il soggetto passa dall posizione seduta a quella reclinata. Diversamente, durante il trattamento con brimonidina, questo aumento è statisticamente inferiore (P=0.027) e non supera il 10%

Le interpretazioni che possono venir date questo risultato sono molteplici: gli autori, ad esempio, ne propongono una che mi appare un po’ cervellotica. Comunque, un dato è indiscutibile: il trattamento con brimonidina impedisce un aumento del flusso ematico svelando una propensione del farmaco a mantenere le arterie contratte, in ragione di un aumento del tono della parete vascolare: in altri termini, la brimonidina manifesta un effetto vasocostrittore.

Chi legge saprà valutare e decidere se questo effetto, in un occhio glaucomatoso, è compatibile o meno con un’azione neuroprotettiva.

Non voglio nascondere il fatto che questo studio, come tutte le indagini retrospettive, manifesta evidenti limiti metodologici. Pergiunta il campione sperimentale è limitato a soli 6 pazienti. Tuttavia, contiene dati scientifici che si differenziano, in modo autonomo, dalle fonti acritiche dell’informazione medica controllata dall’industria. Come tali, questi dati vanno presi nella loro dovuta considerazione.