Bevacizumab o ranibizumab? Questo è il problema
Alla luce di quanto esposto nel precedente articolo, è logico chiedersi se esistono differenze, sia in termini di efficacia che di safety, tra il costoso Lucentis e il più economico Avastin (il primo costa circa 20 volte più del secondo: per la precisione, $ 2000 contro $ 50 per paziente)
La risposta ce la fornisce lo studio CATT, recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine. Il CATT è uno studio multicentrico disegnato per comparare diversi trattamenti per la degenerazione maculare senile. Gli autori concludono che bevacizumab è non inferiore a ranibizumab al termine di un anno di follow-up. Tuttavia, una seppur lieve differenza sembra emergere. Infatti, nei risultati si può leggere che il miglioramento in termini di acuità visiva era di 0.5-1 lettere EDTRS a favore del ranibizumab e soprattutto la riduzione dello spessore retinico era statisticamente maggiore nei soggetti trattati con questo farmaco.
L’incidenza di eventi fatali, infarto miocardico e stroke erano sovrapponibili, ma rimangono aperti i dubbi sulle eventuali differenze a livello di incidenza di altri eventi avversi, soprattutto in ragione del fatto che la loro incidenza cumulativa risultava lievemente superiore per il bevacizumab (24.1% rispetto a 19%).
Ad oggi, la risposta alla domanda iniziale rimane insoluta. Il quesito aperto è il seguente: è lecito somministrare ranibizumab spendendo 1950 dollari in più a paziente, quando non si hanno chiare evidenze di superiorità, ma comunque esistono indizi che il trattamento potrebbe essere lievemente più efficace e lievemente più sicuro, evitando inoltre i problemi legati ad un off-label use del bevacizumab? Avendo chiari i rischi e i benefici per il paziente, ognuno può operare le proprie scelte terapeutiche nel modo che ritiene più opportuno.








