La cevimelina

In un precedente articolo abbiamo indicato la cevimelina come un secretagogo da assumere per via orale, utilizzabile nel trattamento della sindrome di Sjögren. Approfondiamone le caratteristiche farmacologiche.

La cevimelina è un farmaco colinergico che agisce da agonista muscarinico, particolarmente affine ai recettori M3. I recettori colinergici si suddividono in due gruppi principali: i recettori nicotinici, recettori canali che regolano il flusso ionico, e i recettori muscarinici, recettori accoppiati a proteina G (vedi tabella).

Il legame della cevimelina con il recettore M3 induce una serie di reazioni biochimiche che si traducono prinicpalmente in uno stimolo alla secrezione delle ghiandole esocrine (principalmente le salivari, le sudoripare e le ghiandole lacrimali principali). Alla stimolazione dei recettori muscarinici nel loro complesso sono associati gli effetti collaterali noti del farmaco (vedi tabella segeunte).

La dose suggerita per stimolare la secrezione lacrimale è di 30 mg tid [Petrone D et al, Arthritis & Rheumatism 2002; 46: 748-754]. La cevimelina è stata approvata dalla FDA nel 2000 per il trattamento della xerostomia in corso di Sindrome di Sjögren e commercializzata in USA con il nome Evoxac dalla Daiichi Sankyo Inc. Invece, la medesima richiesta di registrazione è stata rifiutata dalla EMA (European Medicine Agency) nel 2001, lasciando sospettare una carenza nelle prove di efficacia o nella sua sicurezza.  Pertanto, nessun prodotto contente cevimelina è attualmente disponibile nel mercato europeo. E’ disponibile, invece, una formulazione a base di pilocarpina orale (Salagen, Novartis), il cui profilo di tollerabilità è riportato nella scheda tecnica (RCP) del prodotto.  Nella tabella seguente vengono riassunti i principali effetti indesiderati, tutti attribuibili alla stimolazione colinergica.

Le interferenze sulla funzione visiva (riportate come “visione offuscata”) sono attribuibili alla contrazione del muscolo ciliare (e conseguente miopizzazione transitoria) e dello sfintere irideo (miosi). Inoltre, va ricordato che l’acetilcolina è il principale neurotrasmettotore presente nelle vie aeree, capace di aumentare la secrezione mucosa, promuovere la liberazione di citochine proinfiammatorie e indurre broncocostrizione [Gosens R et al. Eur Respir J. 2009;34(6):1436-43] [Ehlert FJ., Life Sci. 2003; 74(2-3):355-66]. Tale effetto è da tenere in considerazione soprattutto nei soggetti anziani, spesso affetti da bronco-pneumopatie ostruttive, nei soggetti asmatici e nei fumatori.

In concluione, l’impiego della cevimelina (o della pilocarpina) deve, quindi, essere limitato ai casi più gravi di Sindrome di Sjögren, e non può essere indiscriminatamente esteso a tutti le situazioni di occhio secco, dove il rapporto rischio/beneficio non appare favorevole.