L’impiego di acido lipoico in oftalmologia
Applichiamo quanto detto nell’articolo precedente e vediamo quali sono le malattie oculari che possono trarre vantaggio da una terapia con acido lipoico.
Principalmente, possiamo identificare 4 patologie che possono giovarsi di un’implementazione dietetica a base di acido lipoico:
- retinopatia diabetica
- glaucoma
- degenerazione maculare senile
- cataratta
Oltre all’attività antiossidante, utile in una patologia in cui è dimostrato il ruolo dello stress ossidativo, l’acido lipoico ha anche un effetto di riduzione sulla glicemia nel sangue, quindi favorevole per il paziente affetto da diabete [Bartlett HE et al Ophthalmic Physiol Opt. 2008;28:503-23]. Tuttavia, i diabetici in terapia ipoglicemizzante, devono utilizzare acido lipoico solo sotto un adeguato controllo specialistico e monitorando costantemente i livelli di zuccheri nel sangue per non incorrere in episodi di ipoglicemia.
Tra i fattori biochimici implicati nell’evoluzione della neurotticopatia glaucomatosa, un ruolo è stato attribuito nell’attivazione di alcuni fattori di trascrizione nucleare, in particolare del NF-kB, che può essere attivato dalla pressione oculare elevata, dall’ischemia e dallo stress ossidativo. La sovrastimolazione del NF-kB determina, mediante l’attivazione di una serie di geni, l’induzione incontrollata di differenti reazioni biochimiche, che in ultima analisi possono condurre alla morte cellulare [Erb C, Klin Monbl Augenheilkd. 2010;227:120-7]. Esistono molti farmaci che interferiscono con l’attivazione dei fattori di trascrizione nucleare: tra questi oltre ai glucocorticoidi e agli inibitori della HMG CoA reduttasi (statine), un azione inibente sul NF-kB è stata attribuita anche ai polifenoli e all’acido lipoico.
L’acido lipoico è contenuto soprattutto nelle cellule ricche di mitocondri, ovvero nelle cellule in cui le richieste energetiche sono elevate e di conseguenza la produzione di molecole ad attività ossidante è particolarmente rilevante. Una disfunzione mitocondriale porta inevitabilmente alla apoptosi delle cellule ad alta richiesta energetica, come lo sono le cellule ganglionari retiniche e i fotorecettori. Pertanto, l’acido lipoico, in virtù delle sue proprietà antiossidanti, legate soprattutto alla capacità di ricostituire le riserve di GSH, può trovare utilità nel trattamento del glaucoma, come complemento alla terapia ipotonizzante [Osborne NN et al, Prog Brain Res. 2008;173:339-52] e nella degenerazione maculare senile
E ovvio, da quanto detto finora, che le proprietà antiossidanti dell’acido lipoico possono risultare utili anche nella prevenzione (non nel trattamento!) della cataratta senile. Dato che la molecola possiede caratteristiche chimicofisiche per penetrare attraverso la cornea, per la prevenzione della cataratta, l’acido lipoico potrebbe essere somministrato anche per via topica oculare. A tale proposito, si ricorda che esiste in commercio un prodotto per uso topico contenente acido lipoico (Tioretin Collirio, Bioos Italia), anche se lo contiene a concentrazioni molto basse (1 mg/ml) ed è proposto con indicazioni completamente digfferenti.
Dal punto di vista tossicologico, l’acido lipoico è molto ben tollerato anche ad elevati dosaggi, inducendo come unico effetto collaterale un odore sgradevole alle urine. Come avvertenza, va ricordato che possono insorgere interazioni con alcuni farmaci. A parte l’effetto di potenziamento dei farmaci ipoglicemizzanti, l’acido lipoico potrebbe alterare i livelli di ormoni tiroidei: tale effetto è stato osservato solo sperimentalmente [Segermann J et al Arzneimittelforschung. 1991;41:1294-8], ma cautela e attenzione deve essere riservata negli individui che assumono in concomitanza acido lipoico e levotiroxina (Eutirox).










