Una breve riflessione sull’eledoisina

Esistono sostanze farmacologiche che, sebbene non abbiano mai fornito sufficienti evidenze cliniche di efficacia, ritornano periodicamente alla ribalta con regolare ciclicità.

Appare chiaro che alla base di questi ritorni di fiamma, esiste uno spazio terapeutico ancora non colmato, ovvero un unmet medical need che attira l’attenzione sia dei medici che dei pazienti.

L’eledoisina è una sostanza che mostra questo classico comportamento ciclico (vedi questo sito ): nel caso specifico, lo spazio terapeutico non colmato è legato alla mancanza di un efficace agente secretagogo nella terapia dell’occhio secco.

Dal punto di vista chimico, l’eledoisina è un polipeptide composto da 11 aminoacidi con la seguente sequenza: pGlu-Pro-Ser-Lys-Asp-Ala-Phe-Ile-Gly-Leu-Met-NH. E’ un neuropeptide (una tachichinina) estratto dalle ghiandole salivari di alcuni molluschi [Erspamer V et al, Experientia. 1962 Feb 15;18:58-9], quindi al pari di altri neuropeptidi, come la sostanza P dei mammiferi, esercita una serie di attività regolatrici distrettuali, tra cui la vasodilatazione e la contrazione della muscolatura liscia. Si ritiene che induca anche un aumento delle secrezioni ghiandolari, da cui deriva l’ipotizzata applicazione nel trattamento dell’occhio secco.

Questa applicazione risale ai primi anni ‘70 e si poggia su alcuni studi condotti in Italia [Impicciatore M et al., Naunyn Schmiedebergs Arch Pharmacol. 1973;279:127-3] dove l’eledoisina, somministrata alla concentrazione dello 0.02%, determinava un aumento della secrezione lacrimale di breve durata, che poteva, però, essere aumentata fino a tre volte somministrando il farmaco per mezzo di lenti a contatto morbide pre-imbibite [Bietti GB et al., Klin Monbl Augenheilkd. 1976;168:33-43]. La tollerabilità della soluzione, invece, non era ottimale.

Il mancato successo dell’eledoisina è imputabile all’effetto irritante e proinfiammatorio caratteristico delle tachichinine, ma è proprio l’effetto irritante/proinfiammatorio che è alla base dei risultati riportati sulla secrezione lacrimale. E’ noto, infatti, che la lacrimazione è stimolata in via riflessa da qualsiasi processo irritativo della superficie oculare, ma si tratta di una lacrimazione che poco giova alla cura della malattia stessa, anzi ne può peggiorare l’andamento a lungo termine. L’effetto dell’eledoisina sulla lacrimazione riflessa è stato dimostrato sperimentalmente: esso viene inibito se si blocca il riflesso sensitivo corneale mediante un anestetico di superficie [Rossi SR et al. Curr Eye Res. 1990;9:273-6].

Oggi, riconoscendo il dry eye come una patologia in cui l’origine infiammatoria rappresenta il principale elemento patogenetico, la somministrazione di eledoisina non sembra assolutamente indicata. Nel momento in cui si riuscisse a separare l’effetto secretagogo da quello irritante e stimolante la secrezione lacrimale riflessa, l’eledoisina o altre tachichinine potrebbero essere riprese in considerazione per uno sviluppo clinico nel trattamento dell’occhio secco.