L’impiego della melatonina nel glaucoma

Le proprietà antiossidanti e di scavenger dell’ossido nitrico, hanno fatto indicare la melatonina come un potenziale farmaco per il trattamento del glaucoma [Lundmark PO et al. Exp Eye Res. 2007;84:1021-30]. Tuttavia, di antiossidanti ne esistono moltissimi, di uguale se non superiore attività rispetto alla melatonina: non si capisce il motivo per cui ci si dovrebbe orientare verso questo ormone piuttosto che verso altri composti di cui si ha una più ampia esperienza clinica e quindi una sicurezza di impiego maggiore.

In realtà la melatonina possiede anche altre azioni farmacologiche interessanti.

I recettori MT1 e MT2 sono molto diffusi nei tessuti intraoculari. Sono recettori accoppiati a proteina-G e mediano molte reazioni intracellulari. [Pandi-Perumal S et al. Prog Neurobiol. 2008;85:335-53] tra cui cambiamenti nella quantità di nucleotidi ciclici (cAMP, cGMP) , modificazione dei livelli di Ca++, attivazione di alcune proteinkinasi e il livello di espressione dei recettori per gli ormoni steroidi. Alterazioni nella sintesi di melatonina sono state riscontrate nella malattia di Parkinson, nella malattia di Alzheimer, in alcune malattie neuropsichiatriche tra cui la depressione, in alcune patologie dell’apparato digerente, anche se non se ne conosce esattamente il significato patologico. Riguardo il glaucoma, dal momento che la melatonina ha un ruolo nei cicli biologici circadiani e stagionali, e poiché la pressione oculare manifesta un evidente ciclicità, molti studi si sono orientati a verificare se la somministrazione di questo omone potesse modificare la pressione oculare. In effetti, l’effetto ipotensivo oculare della melatonina [Samples JR et al. Curr Eye Res 1988;7:649-653] e di suoi derivati (per es. 6-Cl-melatonina, 2-I-melatonina, 5-MCA-NAT) o precursori (N-acetil-serotonina) [Pintor JJ et al. ARVO annual meeting, Invest Ophthalmol Vis Sci 2002;43: Abstract 4078] è noto già da alcuni anni. Gli interessi si sono concentrati soprattutto sulla 5-MCA-NAT (5-metossi-carbonilamino-N-acetil-triptamina) in quanto è la molecola che si è dimostrata più attiva cone ipotonizzante oculare. La struttura chimica si differenzia dalla melatonina per l’introduzione di un gruppo carbonilaminico tra il metossile in posizione 5 e l’anello indolico: questa modifica strutturale dovrebbe garantire una selettività per i recettori MT3. Il problema è che i recettori MT3 sono stati dimostrati nell’animale, ma non ancora nell’uomo.

A parte questa controversia di tipo chimico strutturale, una soluzione per uso topico di 5-MCA:NAT al 2% ha evidenziato in occhi glaucomatosi di scimmia la capacità di ridurre il tono oculare di circa il 20% rispetto ai valori pretrattamento [Serle JB et al . J Glaucoma 2004;13:385-8]. Sono valori, forse, un po’ modesti che potrebbero spiegare il motivo per cui che non si hanno notizie di studi clinici con questa sostanza, ne con altri derivati nella melatonina, nel trattamento dell’ipertensione oculare

Per trarre delle conclusioni, si può affermare che, al momento, la melatonina ha un indicazione nel trattamento del glaucoma, solamente come generico composto antiossidante [Rosenstein RE et al J Pineal Res. 2010 Doi:10.1111/j.1600-079X.2010.00764.x]. Tuttavia, la possibilità che la melatonina o analoghi della melatonina possano trovare in futuro un più ampio spazio tra le terapia antiglaucomatose, non deve essere scartata completamente, anche se tale eventualità potrà avvenire solo dopo che il ruolo di questo ormone nell’apparato visivo sarà stato meglio definito.