SSRI e il rischio di cataratta
La relazione tra assunzione di psicofarmaci e cataratta è nota da tempo [Kamei A et al,The relationship between properties of antipsychotic drugs and cataract formation Biol Pharm Bull. 1994;17(2):237-42]. In particolare, ai trattamenti antipsicotici (per es. clorpromazina) [McCarty CA et al., Schizophrenia, psychotropic medication, and cataract. Ophthalmology 1999, 106, (4):683-687] e agli antidepressivi triciclici (per es. amitriptilina) [Klein BE et al. Drug use and five-year incidence of age-related cataracts: The Beaver Dam Eye Study. Ophthalmology. 2001;108(9):1670-4] è attribuito un significativo incremento del rischio di sviluppare cataratta, in particolare della forma sottocapsulare.
Recentemente una ricerca epidemiologica pubblicata su Ophthalmology [Etminan M et al. Selective serotonin reuptake inhibitors and the risk of cataracts: a nested case-control study. Ophthalmology. 2010;117(6):1251-5] ha esteso il rischio di cataratta iatrogena anche agli utilizzatissimi inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI). Lo studio ha esaminato una coorte di circa 200.000 individui sottoposti a intervento di ricanalizzazione delle arterie coronarie. E’ stato osservato che ll rischio di sviluppare cataratta aumentava del 15-50% negli individui in trattamento con fluvoxamina, paroxetina e venlafaxina. Gli autori sottolineano che non è nelle loro intenzioni, né nella finalità dello studio, classificare quale sia tra gli SSRI la molecola con maggior rischio di indurre cataratta, ma sottolineano come questo aspetto tossicologico debba essere interpretato come un avvertimento da estendere all’intera classe degli SSRI.
Non è noto il meccanismo catarattogeno degli psicofarmaci. Sicuramente, l’elevata lipofilia che caratterizza tutti questi farmaci, necessaria per oltrepassare e penetrare nel SNC, rende questi farmaci molto diffusibili in tutti i tessuti, inclusi quelli oculari. Si potrebbe ipotizzare che un aumento dei livelli di serotonina nell’umore acqueo ne alteri l’idrodinamica, oppure che l’inibizione della ricaptazione della serotonina possa, con il tempo, interferire con le riserve di triptofano, la cui carenza è un noto fattore catarattogeno, e con la sintesi della melatonina, molecola derivata dalla serotonina, di cui sono note le proprietà antiossidanti.
Soprattutto, però, questo studio da lo spunto ad una più ampia riflessione sulla tossicologia dei farmaci che devono essere assunti per lungo tempo nel trattamento di patologie croniche. E’ probabile che moltissime altre sostanze possano essere correlate all’insorgenza di cataratta ed è inevitabile notare che i sistemi di farmacovigilanza, a questo livello, mostrano una fragilità e una carenza strutturale molto preoccupante. Il problema appare tanto più preoccupante in ragione del fatto che i sospetti sulla catarattogenicità della serotonina erano già emersi quasi 40 anni fà [Dietze U et al. Reversible lens opacity in Wistar rats following single administration of serotonin. Ophthalmologica. 1973;166(1):76-80]: è inquietante pensare che, pur in presenza di segnali indicatori così evidenti, nessuna azienda commercializzatrice di SSRI abbia mai affrontato seriamente questo importante problema di salute pubblica, lasciandolo ad iniziative di ricerca personali come quella sostenuta dal gruppo canadese di Etminan.










