Aspirina e rischio di degenerazione maculare senile

Secondo un recente lavoro presentato all’ultimo congresso ARVO (de Jong P et al, ARVO 2010 Annual Meeting: Abstract n.1620), gli individui di età superiore a 65 anni che assumono aspirina hanno un aumentato rischio di sviluppare maculopatia senile (l’abstract dell’articolo è consultabile sul sito ARVO 2010 Annual Meeting).

Lo studio è parte di una ricerca europea denominata EUREYE (European Eye) study che ha coinvolto 7 centri arruolando quasi 5000 pazienti di età superiore a 65 anni. Lo studio era di tipo osservazionale con disegno cross-sectional e prevedeva l’impiego di un questionario strutturato per raccogliere le informazioni da analizzare. I dati sono stati corretti per eliminare l’effetto delle principali variabili di confondimento (età, genere, livello di educazione, storia di abuso di alcool, fumo, pressione arteriosa sistolica, livelli di colesterolo, angina, cardiopatie ischemiche, diabete mellito, assunzione di altri FANS).

Riporto in una tabella una sintesi dei risultati dello studio:

Quanto riportato sembrerebbe voler stravolgere abitudini consolidate da anni. L’impiego di piccole quantità di aspirina è una pratica molto comune, utilizzata per migliorare la fluidità ematica e facilitare l’irrorazione di un tessuto che presenta spesso una tendenza all’ipoperfusione nelle fasi iniziali o prodromiche della maculopatia senile.

L’autore intervistato da Medscape Ophthalmology però, ammette che: “We don’t know why the patients were taking aspirin. Was it because they had arthritis? Did they have cardiovascular disease? We really know very little about these patients”.

A questo punto dubbi e perplessità sui risultati dello studio sono inevitabili:

  • l’aumento del rischio è dovuto all’aspirina alla patologia che ne ha richiesto l’impiego?
  • Come si giustifica questo risultato con la componente infiammatoria che rientra nel quadro patogenetico della degenerazione maculare senile [Augustin Aj e Kirchhof J.Expert Opin Ther Targets. 2009;13:641-51].
  • Mancano completamente informazioni sul dosaggio di aspirina assunto: un conto è l’assunzione di 1 o più grammi/die, come avviene nel trattamento dell’artrite reumatoide, un altro è l’assunzione di 100 mg a finalità antiaggregante.
  • Il maggiore aumento del rischio relativo è osservato nelle forme con neovascolarizzazione: in questo caso occorrerebbe considerare la possibilità che l’effetto antiaggregante possa facilitare l’essudazione siero-emorragica in soggetti con membrane neovascolari preesistenti.

Sulla base di quanto esposto, ritengo inopportuna al momento qualsiasi conclusione. D’altra parte lo stesso autore ammette la necessità di ulteriori studi che chiariscano questa associazione.