I Fitoestrogeni
I fitoestrogeni sono composti polifenolici presenti in alcuni vegetali, non dotati della struttura steroidea, ma che interferiscono con le funzioni estrogeniche legandosi ai recettori degli estrogeni o inibendone il catabolismo, antagonizzando gli enzimi deputati alla loro degradazione (aromatasi, 17-beta-idrossisteroidoreduttasi ecc.).
Le principali fonti alimentari di fitoestrogeni sono la soia, i cereali, i legumi (in particolare ceci, lenticchie e fave), il trifoglio rosso, i cereali integrali, il finocchio e le noci. Mediamente, con la dieta mediterranea vengono introdotti circa 1-2 mg di fitoestrogeni al giorno.
Gli isoflavoni della soia, uno dei numerosi gruppi di bioflavonoidi, sono i fitoestrogeni più noti e riguardo ai quali esiste un’ampia letteratura su benefici in relazione alla protezione tumorale, alla protezione dall’insorgenza di osteoporosi, come alternativa alla terapia ormonale sostitutiva nella menopausa e all’effetto normolipemizzante. Per tali scopi si consiglia l’assunzione di 30-100 mg/die di isoflavoni di soia.
Gli isoflavoni pur non essendo steroidi, possiedono alcune analogie strutturali con il 17-beta-estradiolo. Infatti, hanno un’elevata affinità verso i recettori per gli estrogeni, ma un debole attività estrogenica, circa 1.000-10.000 volte inferiore a quella dell’estradiolo. Agiscono quindi da modulatori (agonisti/antagonisti) della funzione estrogenica.
Il principale isoflavone della soia è la genisteina, seguita da daidzeina, gliciteina e cumastrolo. In natura esistono altri fitoestrogeni, ad esempio gli stilbeni, di cui il rappresentante più noto è il trans-resveratrolo.
In oftalmologia i fitoestrogeni possono trovare impiego, come integratori alimentari, nel trattamento dell’occhio secco, soprattutto nelle forme post-menopausali, e in tutte le situazioni cliniche in cui è richiesta un’implementazione dietetica con antiossidanti.
I fitoestrogeni sono sostanze generalmente ben tollerate, ma occorre ugualmente prestare attenzione a non eccedere nelle quantità ed evitarne un impiego indiscriminato e troppo protratto. Infatti, l’effetto agonista/antagonista sui recettori estrogenici, può indurre effetti indesiderati, potenzialmente anche gravi [Patisaul HB e Jefferson W. Front Neuroendocrinol. 2010 Mar 27. Epub ahead of print], soprattutto in individui di sesso maschile, in cui possono svilupparsi interferenze con l’apparato riproduttivo [Cederroth CR et al Mol Cell Endocrinol. 2010, 10;321:152-60].











