IB-MECA (CF-101) nel glaucoma: alcune riflessioni

Durante lo studio clinico sull’occhio secco è stato osservato che la iodobenzil-adenosina-metil-carbossamide (CF-101) riduce la pressione oculare. Questo ha spinto la Can-Fite BioPharma a programmare un nuovo studio clinico di fase 2 sul glaucoma che ha preso il via nel dicembre 2009.

L’osservazione, a detta degli entusiasti ricercatori della Can-Fite, è stata assolutamente inattesa e aprirebbe nuovi orizzonti terapeutici nella cura del glaucoma. In effetti, la maggior parte delle scoperte scientifiche avvengono casualmente, con “serendipity”.

Ma all’atto di un’analisi più approfondita, la scoperta scientifica dovrebbe essere valutata con maggiore rigore critico e depurata da ogni elemento di cosmesi pre-marketing e di ingiustificato entusiasmo. Veniamo al punto.

Gli effetti ipotonizzanti degli agonisti dell’adenosina, in particolare della (R)-fenil-isopropil-adenosina [Crosson CE Curr Eye Res. 1992;11:453-8] erano noti da molto tempo, per cui non si dovrebbe parlare di una scoperta assolutamente inattesa.

A confondere le idee, però, come spesso avviene in oftalmologia, e a motivare quantomeno la sorpresa del risultato osservato con IB-MECA è la mancanza di chiari e inequivocabili antagonismi recettoriali: infatti, anche bloccando i recettori adenosinici A3 si osserva una riduzione della pressione oculare [Hui Yang et al.Current Eye Research 2005, 30,9:747-754]. Anzi, alcuni lavori [Avila MY et. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2002;43:3021-6] parlano addirittura di un effetto opposto, ovvero ipertensivo oculare, della IB-MECA, osservato nel topo

Un elemento da tenere in considerazione, che potrebbe portare maggiore chiarezza, è il risultato riportato in uno studio condotto su volontari sani in cui l’adenosina è stata somministrata per infusione a dosi crescenti [Polska et al. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2003;44:3110-3114]: 40 mg/kg/min inducono una vasodilatazione del distretto coroideale con aumento del flusso ematico oculare associata ad una modesta riduzione della pressione oculare.

Alla luce di questi dati, il sospetto che l’ “inattesa” riduzione della pressione oculare osservata dagli sperimentatori durante lo studio clinico nel dry eye con IB-MECA sia attribuibile ad un effetto sistemico e non locale (oculare) è quanto mai concreto e probabile: IB-MECA potrebbe aver indotto una vasodilatazione sistemica a cui è seguita una riduzione della pressione arteriosa e quindi una riduzione della pressione oculare per diminuzione della sua componente emodinamica (e non di quella idrodinamica) (vedi articolo). Non mi pare, quindi, niente di particolarmente innovativo, a meno che tale effetto non venga osservato anche dopo somministrazione topica oculare e si dimostri di entità tale da rappresentare un’alternativa alle attuali terapie disponibili. Ma non mi sembra questo il percorso intrapreso dai ricercatori della Can-Fite Biopharma.

Inoltre, la supposta azione neuroprotettiva degli agonisti dell’adenosina, riportata in vari studi, resta da chiarire anche sul piano del razionale scientifico: non viene spiegato, infatti, come si giustifica con lo sviluppo di prodotti analoghi (per es. Cl-IB-MECA) nel campo dei trattamenti antitumorali, dove è essenziale esplicare un’azione proapoptotica, se non addirittura citotossica, assolutamente contrapposta a quanto è richiesto per proteggere le cellule ganglionari retiniche dal progredire del danno glaucomatoso.