Bevasiranib e altri siRNA per il trattamento della degenerazione maculare senile

Differentemente dalla terapia genica sul DNA, gli siRNA agendo come inibitori molto precisi sul loro target, andando ad attaccarsi alle molecole di mRNA specifiche per la sintesi di una particolare proteina (per es. VEGF), non presentano i rischi legati alla manipolazione del patrimonio genetico. Questo ha consentito un rapido sviluppo degli studi condotti sui siRNA negli ultimi 4-5 anni.

Il primo siRNA sviluppato per la maculopatia senile è il bevasiranib (Acuity Pharmaceuticals). Somministrato per via intravitreale, il bevasiranib inibisce la produzione di nuovo vascular endothelial growth factor (VEGF), senza interferire con il VEGF già esistente. Dopo i promettenti risultati ottenuti in fase II, il Bevasiranib si è arrestato in fase III, iniziata nel luglio 2007, per insufficienti dati di efficacia (vedi link) ). Il suo sviluppo clinico non è stato comunque abbandonato, ma sarà oggetto ad un nuovo studio clinico con un disegno sperimentale differente.

Anche un altro siRNA sviluppato da Allergan (AGN-745) è stato fermato durante la fase II di sviluppo clinico, sempre per insufficienti dimostrazioni di efficacia.

Se dal punto di vista teorico i siRNA rappresentano un interessantissimo strumento terapeutico con notevolissime potenzialità di sviluppo, non limitate al solo nel trattamento della AMD, prima di tesserne esageratamente le lodi, come finora è stato imprudentemente fatto, occorre approfondire maggiormente sia la reale attività terapeutica nelle patologie per cui si intende studiarli, e, soprattutto, definire meglio il profilo tossicologico, come segnalato in questo interessantissimo articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine