Oncomodulina: proteina miracolosa o solito bluff giornalistico?

oncomodulinaL’oncomodulina è una proteina prodotta dai macrofagi. Oltre ad essere capace di legare ioni calcio (Ca++), questa proteina, nel tessuto nervoso, ha un’azione neurorigenerante, ovvero agisce come una neurotrofina (fattore di crescita) capace di promuove la ricrescita degli assoni nervosi. Alcuni dati sperimentali indicherebbero che la rigenerazione assonale avverrebbe anche a livello del nervo ottico (assoni delle cellule ganglionari retiniche).

Dal punto di vista fisio-patologico, l’oncomodulina è stata isolata in differenti tipi di neoplasie. Non è presente invece nei tessuti sani.

L’oncomodulina è una molecola che va molto di moda: esiste un interesse diffuso per svilupparne l’impiego terapeutico nel trattamento di varie patologie neurodegenerative, tra cui anche il glaucoma.

L’ipotesi di un impiego terapeutico nel glaucoma è sostenuta dall’evidenza sperimentale che i fenomeni infiammatori a carico del tessuto nervoso, caratterizzati da infiltrazione leucocitaria (tra cui, quindi, anche macrofagi), inducono una stimolazione alla crescita e la proliferazione sia delle fibre nervose che delle cellule gliali. A tale proposito, si possono intuire molte analogie con quanto ho scritto sulla vaccinazione per il glaucoma (vedi post del 5/11/2009).

Però, quando una notizia di indubbia rilevanza scientifica, ma povera di documentazioni cliniche, trova nei media una eccessiva risonanza, sorge inevitabilmente il dubbio che la realtà dei fatti sia ingigantita e distorta dal desiderio dello scoop giornalistico.

Quale è dunque il reale stato dell’arte degli studi sulla oncomodulina?

Diciamo subito, per frenare alla radice possibili illusioni, che un trattamento medico con oncomodulina non è ancora disponibile ed è difficile ipotizzare che lo possa essere nei prossimi 10 anni.

Un recentissimo lavoro pubblicato su PNAS, la prestigiosa rivista dell’Academy of Sciences (Yin Y et al. Oncomodulin links inflammation to optic nerve regeneration, Proc Natl Acad Sci USA. 2009 Oct 29) riporta le più recenti acqusizioni sullo stato degli studi sulla rigenerazione degli assoni del nervo ottico. Normalmente, quando danneggiate, le cellule ganglionari retiniche non riescono a rigenerare i loro assoni. Questo avviene perché esistono agenti che prevengono il legame tra oncomodulina ed il suo recettore. La rimozione di queste sostanze antagoniste, in presenza di uno stato infiammatorio, che determina la produzione di elevate quantità di oncomodulina, sarebbe alla base per garantire la ricrescita delle terminazioni assonali anche in tessuti, come il nervo ottico, che sembrerebbero incapaci di rigenerarsi.

Ma anche questo risultato, apparentemente rivoluzionario, si scontra con la realtà anatomopatologica del glaucoma. Nella fase conclamata di questa malattia la perdita di assoni è legata all’apoptosi dell’intera cellula ganglionare. Pertanto, le strategie orientate alla crescita assonale sono destinate a fallire perché manca l’elemento indispensabile da dove gli assoni possono rigenerarsi, il pirenoforo (corpo cellulare) delle cellula ganglionare retinica.

Per questo motivo, continuo a sostenere che l’obiettivo più realistico della ricerca è quello di orientare gli sforzi sulla neuroprotezione, di cui peraltro, il livello di evidenze ad oggi disponibili, non ci permette ancora di affermare che sia una strategia terapeutica di dimostrata efficacia.

Nel frattempo, i pazienti affetti da malattie neurodegenerative, possono chiedere ai loro medici curanti di valutare la possibilità di intraprendere terapie di cui ancora non è comprovata l’efficacia, ma che siano almeno disponibili per poter essere testate clinicamente nell’uomo, dando la preferenza alle sostanze con un profilo di sicurezza/tollerabilità sufficientemente noto.

Il mio impegno sarà quello di mantenere aggiornate le informazioni sull’argomento, in modo da permettere a chi è interessato di conoscere quali siano queste terapie.