Il trattamento dell'emicrania oftalmica

La definizione emicrania oftalmica è un termine ormai obsoleto, ma tuttora largamente utilizzato, che sottolinea la frequenza con cui  l’oftalmologo si trova a gestire pazienti affetti da emicrania che denunciano particolari sintomi visivi.

Dal punto di vista medico, l’emicrania rientra nella più ampia classificazione nosologica delle cefalee e dei dolori cranio-facciali, il cui riferimento diagnostico comunemente accettato è la Classificazione ICHD II (International Classification of Headache Disorders dell’International Headache Society)  ed è quindi una materia di chiara pertinenza neurologica.

Tuttavia, difetti campimetrici sono rilevabili in una certa percentuale di pazienti emicranici, tanto da ipotizzare elementi patogenetici comuni tra emicrania e il glaucoma. Infatti, si ritiene che il processo patogenetico che scatena l’emicrania sia sia attribuibile a modificazioni del flusso di sangue cerebrale dovute a costrizione arteriolare e a successiva vasodilatazione. Simili fenomeni di vasospasmo e di alterata reattività vascolare sono alla base di alcune forme di glaucoma a pressione normale.

Pertanto, l’emicrania può essere considerata una patologia di interesse anche oftalmologico, sia perché molti pazienti emicranici presentano sintomi visivi, sia perché anche quelli negativi per sintomatologia oculare dovrebbero essere sottoposti ad accertamenti perimetrici ed a visite oftalmologiche periodiche.

Una utile suddivisione delle emicranie può essere la seguente

  • emicrania senza aura (forma più frequente)
  • emicrania con aura – caratterizzate dalla presenza di disturbi visivi (i cosiddetti “spettri di fortificazione”, scotomi scintillanti, “greche”, deficit campimetrici, etc.) e/o neurologici focali
  • aura emicranica senza cefalgia – la sintomatologia visiva e/o neurologica dell’aura non è seguita dalla fase algica (dolorosa)

La terapia dell’emicrania è complessa ed è compito del neurologo, particolarmente per i casi di difficile soluzione. Ma anche l’oftalmologo può cimentarsi nel trattamento delle forme con aura che portano il paziente direttamente ad un suo consulto ed utilizzare il seguente schema semplificato:

Il trattamento sintomatico: si deve ricorrere a farmaci a rapida azione, efficaci sul sintomo principale (dolore), di semplice impiego, con buona tollerabilità.

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L’impiego degli alcaloidi dell’ergot (ergotamina, diidroergotamina) è ormai in abbandono.

Il trattamento preventivo: è consigliato quando il paziente accusa più di due crisi emicraniche al mese, parzialmente o totalmente disabilitanti, della durata complessiva di almeno quattro giorni. Il trattamento preventivo va effettuato a cicli di 3-4 mesi con intervalli di almeno un mese, tra un ciclo e l’altro, dovrebbe essere limitato ad un solo farmaco, lasciando al neurologo la possibilità di ricorrere all’associazione di farmaci diversi.

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Il compito di gestire i farmaci meno maneggevoli e più gravati di effetti collaterali (antidepressivi triciclici, ergot-derivati, anticomiziali che agiscono sulla trasmissione GABA-ergica, quali acido valproico, gabapentin, topiramato) dovrebbe essere demandato al neurologo